Cosa è il fracking?

Il problema delle fonti energetiche è vitale per lo sviluppo umano: sfruttare l’energia del sottosuolo è complicato. Le centrali geotermiche sono molto meno diffuse delle raffinerie, motivo per cui si cercano sempre dei metodi alternativi per spillare calore dalla terra. Ma la stessa tecnica di infiltrazione viene utilizzata anche per il petrolio. Stiamo parlando del fracking ovvero della fratturazione idraulica. Tutto parte dalla geologia e dallo studio delle rocce. La roccia è una pessima conduttrice di calore. In rocce come l’arenaria la superficie di trasmissione si forma naturalmente nella massa di pori tra loro interconnessi e che circondano i singoli granuli. Ma nelle rocce impermeabili sarebbe necessario creare artificialmente adeguate superfici. Per dare un’idea delle dimensioni del problema, è stato calcolato che una realizzazione commerciale dell’impianto richiederebbe circa due milioni di metri quadrati di superficie accessibile in cento milioni di metri cubi di roccia. Sebbene molte soluzioni teoriche del problema siano state provate, al momento esiste una generale concordanza sull’utilità di una tecnica il cui nome evoca sempre polemiche: il fracking.

Questa tecnica viene comunemente adottata nell’industria petrolifera e del gas naturale per incrementare la produzione dei pozzi e consiste nel pompare, ad altissima pressione, una miscela di acqua, sabbia e additivi chimici nel foro della trivellazione, la cosiddetta “slickwater”.

Il risultato è la fratturazione delle rocce impermeabili, come lo scisto (shale), che liberano il gas o il petrolio intrappolato. È questa la tecnologia alla base del boom dello shale gas e dello shale oil americano, che ha trasformato gli USA nel primo produttore mondiale di idrocarburi, con una produzione di gas naturale che nel 2025 ha raggiunto il record storico di 118,5 miliardi di piedi cubi al giorno, grazie soprattutto ai bacini di AppalachiaPermian e Haynesville.

Il risultato è che, pur con pressioni prodotte da macchinari del tutto normali, la roccia all’estremità inferiore della perforazione si frantuma, e la frantumazione può successivamente essere estesa regolando opportunamente il pompaggio. Attualmente le iniziative sperimentali sono concentrate sui graniti; ma in linea di principio la tecnica è applicabile a qualsiasi roccia impermeabile cristallina, come quelle che costituiscono la base di appoggio delle masse continentali.

fracking

Il fracking e la geopolitica

C’è un paradosso che pochi sottolineano: l’Europa, che ha vietato o fortemente limitato il fracking quasi ovunque (in Germania dal 2017, in Francia e Austria in modo permanente, con vincoli stringenti in Polonia e Romania) sta di fatto dipendendo sempre di più dal gas estratto con quella stessa tecnica sul suolo americano.

Nel 2025 le importazioni di GNL statunitense verso l’Europa sono cresciute del 61% rispetto al 2024, sei volte il livello del 2022. In pratica l’Europa esternalizza i rischi ambientali del fracking in America, per poi importarne il prodotto finito via nave.

Una contraddizione difficile da ignorare, resa ancora più acuta dalla crisi iraniana del 2026 e dall’impennata dei prezzi energetici che ha seguito la chiusura dello Stretto di Hormuz: nei giorni più caldi del conflitto, diversi governi europei hanno valutato di riaprire il dibattito sui propri divieti, tra cui la Germania, che importa già il 96% del suo GNL dagli USA.

Non va dimenticato che la stessa disponibilità del gas americano da fracking è diventata un’arma diplomatica: Trump ha più volte legato l’accesso alle forniture energetiche statunitensi alla disponibilità europea ad accettare le sue condizioni commerciali.

Fracking e Terremoti

Il fracking è sotto accusa perché provocherebbe dei terremoti. In effetti, l’esatta natura del sistema di fratture che si forma non è ancora completamente conosciuta, ma sembra evidente che la frattura iniziale colpisce e riapre vecchi giunti delle rocce da tempo saldati, oltre ad ampliare fratture naturali precedentemente esistenti.

Il sistema di fratture può essere sfruttato in termini economici, attraversando un secondo foro e creando la possibilità di pompare dal secondo pozzo apertosi per la pressione esercitata dall’acqua, ma ovviamente i rischi connessi ci sono.

pozzi di reiniezione dell’Oklahoma hanno reso la zona sismica almeno quanto la California, con un picco di migliaia di scosse all’anno tra il 2009 e il 2015. Dopo il 2015, l’introduzione di nuove regole sullo smaltimento delle acque reflue da estrazione e il calo dei prezzi del petrolio hanno ridotto l’attività, con una conseguente diminuzione della sismicità indotta. Tuttavia il problema non è risolto.

Stati americani come TexasColoradoKansas e Ohio continuano a registrare incrementi di sismicità correlati all’attività estrattiva, secondo l’USGS.

In Italia si è discusso a lungo se il terremoto dell’Emilia del 2012 fosse stato indotto da attività estrattive nella pianura padana.

Una tesi comunque smentita dagli scienziati, anche se in via generale il problema esiste.

Il fracking oggi: tra crisi e rilancio

Il settore del fracking americano sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Tra il 2024 e il 2025 la produzione di shale oil ha mostrato segnali di rallentamento strutturale: i pozzi più ricchi (sweet spots) sono stati sfruttati per primi, e quelli nuovi richiedono costi sempre più alti a fronte di rese decrescenti.

Con il Brent sceso stabilmente sotto i 65-70 dollari al barile per gran parte del 2025, molte compagnie hanno tagliato gli investimenti e il personale.

Nel luglio 2025, quando l’OPEC+ ha annunciato un aumento della produzione di oltre 500.000 barili al giorno, i produttori shale americani hanno subito un colpo ulteriore: produrre con il fracking ha senso economico sopra una certa soglia di prezzo, e quella soglia si avvicina pericolosamente ai livelli di mercato attuali, influenzati dalla crisi iraniana.

Eppure il fracking rimane, ad oggi, il motore principale dell’indipendenza energetica americana e, per riflesso, una delle leve più potenti della geopolitica globale. Tecnologia controversa, costosa, ecologicamente pesante: ma difficile, almeno nel breve periodo, da sostituire.