Cosa succede in Iran e perché: un breve riassunto

Per capire cosa sta succedendo in Iran bisogna partire da lontano. L’Iran ha sviluppato negli anni un programma nucleare che Israele e Stati Uniti considerano una minaccia esistenziale: Teheran sostiene di volerlo usare solo a scopo civile ed energetico, ma la comunità internazionale ha sempre nutrito forti dubbi.

Nel 2015, durante la presidenza Obama, venne firmato il cosiddetto accordo di Vienna (JCPOA): l’Iran accettava di limitare il suo programma nucleare in cambio della revoca delle sanzioni economiche. Un compromesso faticoso, ma che funzionò.

Nel 2018, però, Trump decise di stracciarlo unilateralmente, lasciando l’Iran senza accordo e senza benefici, e innescando una spirale di tensioni crescenti.

Da allora la situazione è peggiorata anno dopo anno. Nel 2025 USA e Israele avevano già condotto una prima serie di raid – la cosiddetta “guerra dei 12 giorni” – che Trump aveva presentato come la fine definitiva del programma nucleare iraniano. Non è andata così: secondo i servizi di intelligence occidentali, l’Iran aveva ripreso a svilupparlo, seppur in forma ridotta e dispersa.

Il 28 febbraio 2026, mentre era in corso un negoziato diplomatico tra Washington e Teheran su un nuovo accordo di non proliferazione, USA e Israele lanciano una nuova operazione militare su larga scala. I raid colpiscono centrali nucleari, basi militari e – con un tragico errore – una scuola femminile nel sud del Paese. Il leader supremo Ali Khamenei viene ucciso nella prima notte di bombardamenti.

L’Iran risponde chiudendo lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale, e attaccando basi e infrastrutture di mezza regione. Il conflitto si allarga in poche ore al Golfo Persico e al Mediterraneo orientale. I prezzi di petrolio e gas esplodono sui mercati globali.

Dopo 38 giorni di guerra, oltre 3.400 morti e milioni di sfollati, l’8 aprile 2026 viene annunciata una tregua di due settimane. Lo Stretto di Hormuz riapre, le Borse tornano a respirare. Ma la pace è ancora tutta da costruire: il 10 aprile si dovrebbero aprire i negoziati a Islamabad (Pakistan, mediatore della tregua), e il mondo trattiene il respiro.

Sotto la timeline degli eventi approfonditi. Fonti internazionali.

Prime fasi

  • Il 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele lanciano un’operazione aerea su larga scala contro l’Iran, presentata da Israele come “attacco preventivo” per colpire infrastrutture militari e nucleari ritenute una minaccia imminente.
  • Nel mentre USA e Iran stanno discutendo un accordo sulla non proliferazione nucleare della repubblica islamica. Accordo che già esisteva ed era stato raggiunto dall’Iran con la comunità internazionale, durante la presidenza Obama. Accordo stracciato da Trump.
  • I raid colpiscono, tra gli altri, l’impianto nucleare di Natanz e obiettivi militari nelle aree di Teheran, Isfahan e altre città, secondo ricostruzioni di media internazionali e analisi specializzate.
  • Trump rivendica pubblicamente l’operazione come necessaria a fermare un Iran che “stava ricostruendo il programma nucleare” dopo i raid del 2025, inserendola nel quadro della “difesa preventiva” contro una minaccia strategica. Trump aveva dichiarato che durante la prima offensiva (guerra dei 12 giorni) USA e Israele avevano annichilito il programma nucleare iraniano.
  • Il 28 febbraio 2026 Khamenei viene colpito e ucciso nel suo compound a Teheran durante una serie di attacchi aerei israeliani (con supporto USA) contro obiettivi di vertice politico‑militare iraniani.
  • L’8 marzo 2026 l’Assemblea degli Esperti designa Mojtaba Khamenei, 54 anni, terza Guida Suprema della Repubblica Islamica, con voto “decisivo e unanime”, confermando una transizione in senso dinastico‑clericale molto gradita ai Pasdaran. Militari, polizia e diplomazia giurano fedeltà immediatamente. Trump, ancora prima della nomina ufficiale, aveva avvertito che il nuovo leader “non durerà a lungo senza la sua approvazione”; Israele aveva già dichiarato che “lo uccideremo”.
  • Un missile lanciato dagli americani ha colpito la scuola femminile Shajareh Tayyibeh a Minab, nel sud dell’Iran, causando la morte di almeno 168 studentesse e insegnanti secondo fonti del ministero della Salute iraniano, diventando uno degli episodi più discussi sul piano umanitario e diplomatico.
  • Iran chiude di fatto lo Stretto di Hormuz, colpisce tanker e infrastrutture energetiche; navi bloccate, prezzi di petrolio e gas schizzano in alto.
  • Guerra ormai regionale: colpiti Bahrain, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Emirati, Azerbaigian; vari paesi europei mandano navi e caccia a difendere Cipro e lo spazio aereo alleato.​ Il drone lanciato verso Cipro non proveniva da Iran, ma da Libano secondo i servizi segreti inglesi.
  • Trump annuncia che “abbiamo già vinto”, ma il Pentagono parla di guerra solo all’inizio e continua a intensificare i bombardamenti.

9-11 marzo 2026:

  • Missili iraniani e droni continuano a colpire obiettivi nel Golfo e in Israele; Israele e USA mantengono una campagna aerea e navale ad alta intensità dentro l’Iran.​
  • Lanci iraniani diminuiscono come numero ma aumentano di potenza; analisti parlano di scorte di missili in esaurimento.​
  • Gli stati del Golfo chiedono supporto dell’Ucraina, che da anni affronta gli “Shahed” iraniani, droni kamikaze in grado di penetrare le difese nemiche.
  • NATO intercetta missili su Turchia, l’UE rafforza il dispositivo militare nel Mediterraneo orientale con intervento delle marine di Grecia, Francia, Italia.

Marzo-aprile 2026: escalation, vittime e crisi umanitaria

I bombardamenti continuano per oltre un mese. Il bilancio delle vittime si aggrava progressivamente: al 16 marzo i morti confermati in Iran superano 1.400, con oltre 4 milioni di sfollati nella regione.

Il 17 marzo, dopo l’uccisione di due alti funzionari della sicurezza, Teheran risponde con una nuova ondata di missili avanzati contro Israele e basi nel Golfo. Fonti dell’ong Human Rights News Agency stimano oltre 3.400 morti totali in Iran entro fine marzo, di cui circa 1.500 civili, mentre il governo di Teheran ne riconosce ufficialmente 2.076.

Lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso al traffico commerciale per settimane: il 5 marzo l’Iran ne annuncia una riapertura parziale, escludendo però le navi statunitensi e israeliane, ma le compagnie assicurative non revocano il blocco delle polizze e il traffico si azzera quasi completamente.

Il 2 aprile, il Regno Unito organizza un vertice diplomatico internazionale per sollecitare con urgenza la riapertura dello Stretto.

8 aprile 2026: tregua di due settimane

Nella notte tra il 7 e l’8 aprile 2026, a meno di due ore dalla scadenza dell’ultimatum americano e dopo 38 giorni di guerra, Donald Trump annuncia un cessate il fuoco bilaterale di due settimane.

In cambio della sospensione dei bombardamenti, l’Iran si impegna alla riapertura completa e immediata dello Stretto di Hormuz (sebbene con un pedaggio per il transito, secondo il ministro degli Esteri Araghchi).

Sarebbe stata la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei a dare il via libera definitivo, dopo le fondamentali pressioni diplomatiche della Cina. Teheran dichiara di aver fatto accettare agli USA il proprio piano in 10 punti. I mercati reagiscono immediatamente: il petrolio crolla del 15-16% e le Borse europee salgono fino al +4,7%.

Il 10 aprile 2026 sono attesi i primi negoziati diretti tra USA e Iran a Islamabad, in Pakistan.

La delegazione americana potrebbe essere guidata dal vicepresidente JD Vance; quella iraniana dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.

Restano però nodi critici: l’Iran subordina la propria partecipazione piena all’estensione della tregua anche al fronte libanese, mentre Israele – che ha accettato il cessate il fuoco ma esclude il fronte libanese – continua a premere per l’eliminazione definitiva del programma nucleare di Teheran. La tregua è fragile, e il mondo trattiene il respiro.