Nella sfida per prevedere i terremoti spesso si parla del comportamento degli animali. Nel febbraio 1974 le autorità governative cinesi organizzarono l’evacuazione di quasi un milione di persone dalla città industriale di Haiching.
Pochi giorni dopo, e precisamente il 4 febbraio, la città fu colpita da un violento terremoto, la cui intensità raggiunse il valore di 7,3 della scala Richter. Migliaia di vite umane poterono essere così salvate.
L’avvertimento dell’approssimarsi del terremoto era stato dato dal governo cinese mediante volantini distribuiti alla popolazione della città. In essi le autorità preposte alla sorveglianza dei terremoti avvertivano dell’imminenza di un movimento sismico sulla base dell’insolito comportamento degli animali.
I serpenti uscivano dai loro rifugi sotterranei e venivano congelati dal freddo invernale, i panda dello zoo eseguivano danze alquanto curiose, le galline si rifugiavano sugli alberi e i maiali riuscivano a rompere i propri recinti per fuggire.
Il dottor Raleigh dell’US Geological Survey di Menlo Park, in California, confermò in seguito che senza dubbio il comportamento degli animali aveva influenzato le loro previsioni.
Non si sa perché gli animali siano sensibili all’attività sismica, ma la loro utilità nella previsione dei terremoti è confermata dalla storia. Per esempio, i membri del Namezu No Kai (circolo del pesce gatto giapponese) hanno già predetto con successo i terremoti osservando l’insolito comportamento di questi pesci, famosi per essere delle specialità culinarie particolarmente apprezzate, prima di un sisma.
Studi recenti: cosa dice la scienza oggi
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha cercato di dare una base più solida a queste osservazioni. Uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista Ethology da ricercatori del Max Planck Institute ha monitorato per mesi il comportamento di vacche, pecore e cani in una zona sismica attiva dell’Italia centrale, registrando un’agitazione anomala degli animali nelle ore precedenti scosse anche di modesta entità. I ricercatori ipotizzano che gli animali percepiscano variazioni nel campo elettromagnetico o nei gas radon rilasciati dalle rocce sotto pressione prima di un sisma.
Un’altra ipotesi riguarda la capacità di alcuni animali di avvertire le onde P (le prime onde sismiche a propagarsi, meno distruttive ma percepibili), che precedono di alcuni secondi le più pericolose onde S.
Tuttavia la comunità scientifica internazionale non ha ancora raggiunto un consenso: i comportamenti anomali degli animali restano un segnale interessante, ma non sufficientemente affidabile né misurabile per essere integrato in un sistema ufficiale di allerta precoce.
Esperimenti sul campo: pesci, scarafaggi e formiche
Ispirandosi all’esempio giapponese, uno studioso americano ha provato a dare sostanza alla teoria. Lo studioso fece passare una corrente elettrica attraverso una vasca d’acqua nella quale nuotavano dei pesci gatto.
I pesci entrarono in uno stato di agitazione reagendo violentemente al rumore e alle vibrazioni, per cui si poté concludere che essi potevano percepire i più deboli cambiamenti del campo elettrico terrestre che si verificano prima di un terremoto.
Nel dicembre del 1976, lungo la faglia di San Andreas, in California, vennero sistemate delle piccole scatole refrigerate contenenti un certo numero di scarafaggi. Ogni scatola aveva dei sensori applicati sul fondo, in modo da registrare tutti i movimenti fatti dagli insetti. Analogamente ai pesci, questi dimostrarono uno strano comportamento all’avvicinarsi di un evento sismico.
Gli scienziati russi hanno considerato questa possibilità molto seriamente e hanno disposto centri di avvertimento dotati di animali nelle varie zone sismiche del paese. Si è notato che le formiche prendono le loro uova e abbandonano i nidi, dando vita a una migrazione in massa. Capre e antilopi rifiutano di entrare negli ovili coperti e i fagiani urlano come se stessero dando un allarme.
Il progetto ICARUS e il monitoraggio tecnologico degli animali
Nel 2022 il progetto europeo ICARUS (International Cooperation for Animal Research Using Space), coordinato dal Max Planck Institute con il supporto dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha avviato il monitoraggio in tempo reale di animali selvatici tramite tag GPS e sensori di movimento installati sulla Stazione Spaziale Internazionale.
L’obiettivo è raccogliere dati comportamentali su larga scala per individuare correlazioni statistiche con eventi sismici. Parallelamente, in Giappone e in Italia, alcune reti sismologiche sperimentali stanno testando l’uso di sensori indossabili applicati ad animali domestici per integrare i dati biologici con quelli strumentali.
Nessuno di questi sistemi è ancora operativo come strumento di previsione ufficiale, ma rappresentano un passo concreto verso la validazione scientifica di un’intuizione antica.
La sfida ancora aperta della sismologia
Altri studiosi mettono in guardia dal trarre conclusioni affrettate: la strada per prevedere i terremoti in modo affidabile è ancora lunga. La sismologia moderna dispone di strumenti sempre più avanzati come reti di sensori, analisi satellitare e intelligenza artificiale, ma il comportamento animale rimane, ad oggi, un segnale complementare e non ancora standardizzato.
Si sa spesso dove i terremoti potrebbero colpire, grazie alla mappatura delle faglie sismiche attive, ma non ancora quando: è proprio questa la frontiera aperta della ricerca.