Perché parliamo di primo, secondo e terzo mondo

Nel mondo attuale ha ancora senso parlare di Primo Mondo e Terzo Mondo? E qual è il Secondo Mondo che spesso non viene mai nominato. In realtà la definizione viene da lontano e veniva usata nella pubblicistica e nei media ad indicare tutti quei paesi poveri, che stavano sotto una determinata soglia di benessere.

Problemi di mal nutrizione, malattie, governi dittatoriali. Un ritratto che si adattava a buona parte dell’Africa subsahariana fino agli anni Novanta, ma che oggi va applicato con più attenzione: molti paesi africani hanno registrato tassi di crescita superiori alla media mondiale nell’ultimo decennio, anche se le disuguaglianze interne restano enormi.

Oggi molti dei paesi del cosiddetto Terzo Mondo appartengono al gruppo dei Paesi in Via di Sviluppo. Cioè paesi che nel frattempo ha innestato la marcia della crescita economica e i cui abitanti stanno raggiungendo livelli di sussistenza accettabili e iniziando a entrare nelle logiche del mercato globale.

Paesi del Primo Mondo

La differenziazione comunque risale al periodo della Guerra Fredda. I paesi del primo mondo erano infatti considerati, o si consideravano tali, quelli appartenenti al cosiddetto “mondo libero” o “blocco occidentale” legato agli Stati Uniti e all’Europa, che comprendeva anche l’Italia.

Oggi questo blocco viene chiamato Occidente e comprende l’Unione Europea, sicuramente quella molto avanzata a tradizione democratica, gli Stati Uniti e il Canada e per estensione (anche se non geografica) l’Australia, la Nuova Zelanda, il Giappone e da ultimo anche la Corea del Sud dato che condividono valori e alleanze militari.

In posizione ambigua rispetto all’Occidente si trovano paesi come Israele e Turchia. Israele, pur condividendo valori democratici e alleanze con gli USA, è al centro di un conflitto con Gaza scoppiato nell’ottobre 2023 e poi in Iran (2026-2026) che ha profondamente incrinato il suo rapporto con parti del mondo occidentale, in particolare l’Europa.

La Turchia, membro NATO ma sempre più autonoma nelle scelte di politica estera, ha mantenuto rapporti commerciali con la Russia anche dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, allontanandosi di fatto dal blocco occidentale nella sostanza, pur facendone parte formalmente.

Il blocco occidentale viene definito tale non solo per una connotazione geografica (i paesi ad Ovest della vecchia zona di influenza sovietica o nella parte occidentale dell’Europa) ma anche perché ad essere Occidentale era la cultura greco-romana che l’ha permeato.

Paesi del Secondo Mondo

Nel secondo mondo erano ricompresi i paesi del blocco orientale, cioè quelli a guida sovietica, con repubbliche popolari socialiste. L’URSS aveva il controllo politico e militare di paesi che oggi sono entrati nell’Unione Europea, tra cui le repubbliche baltiche. Gran parte delle frizioni esistenti oggi tra Russia e Occidente dipendono proprio dalla vocazione russa a voler giocare un ruolo nei suoi confini occidentali, considerandoli ancora una zona di influenza, nonostante i popoli delle rivoluzioni del 1989 si sentissero soggiogati dall’URSS.

Queste tensioni sono esplose in maniera drammatica il 24 febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina: il più grande conflitto armato in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale.

La guerra ha ridisegnato i confini geopolitici percepiti, accelerando l’adesione di Finlandia (2023) e Svezia (2024) alla NATO, paesi storicamente neutrali. Il conflitto ha reso ancora più attuale il dibattito sui “mondi”: la Russia ha consolidato attorno a sé un blocco alternativo all’Occidente che include Bielorussia, Iran e Corea del Nord come alleati attivi, mentre la Cina mantiene una posizione di neutralità strategica.

Oggi, l’espressione paesi in via di sviluppo viene usata anche per stati che non erano compresi nelle vecchie definizioni, come ad esempio Cina e India, le due nazioni più popolose del mondo.

Un’alternativa concettuale alle vecchie categorie è il blocco dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), nato nel 2009 e allargato nel 2024 con l’ingresso di Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

I BRICS rappresentano oggi circa il 45% della popolazione mondiale e il 35% del PIL globale a parità di potere d’acquisto. L’obiettivo dichiarato è costruire un ordine multipolare alternativo all’egemonia occidentale, mettendo in discussione la stessa utilità delle categorie “primo” e “terzo” mondo come erano concepite nel Novecento.

L’indice di sviluppo umano

L’ONU usa una misura, l’indice di sviluppo umano, per cercare di misurare lo standard di vita in un paese e le possibilità che hanno i suoi cittadini di vivere meglio, più a lungo, avendo accesso alle risorse.

Dal punto di vista culturale, il termine “Terzo Mondo” è oggi considerato da molti studiosi e organizzazioni internazionali non solo impreciso ma anche etnocentrico, in quanto implica una gerarchia in cui il modello occidentale è il punto di arrivo desiderabile.

Pensatori come il filosofo ugandese Mahmood Mamdani o l’economista indiano Amartya Sen hanno sottolineato come questa classificazione ignori la complessità storica dei paesi del Sud globale, spesso impoveriti proprio dalle dinamiche coloniali dei paesi del “primo mondo”.

L’espressione oggi più usata negli ambienti accademici e nelle istituzioni internazionali è Sud Globale, che descrive senza giudizi di valore i paesi storicamente esclusi dai centri di potere economico.

La Russia viene considerata un paese economicamente avanzato per infrastrutture e capacità industriale, ma ha un reddito pro-capite inferiore ai paesi occidentali. Le sanzioni internazionali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 hanno ulteriormente isolato l’economia russa dai mercati globali, accelerando la sua dipendenza dalla Cina come partner commerciale principale.

La Cina è un paese economicamente molto avanzato, con differenze concrete tra province costiere e interno.

In questo novero rientrano grandi realtà asiatiche come il Pakistan, l’Indonesia, il Vietnam, le tigri asiatiche (Malaysia, Singapore, Thailandia) e alcuni paesi arabi.

In Africa, stati come Egitto, Sudafrica, Marocco ed Etiopia ambiscono a migliorare il loro tenore di vita. L’Etiopia in particolare, nonostante una guerra civile devastante (2020–2022), è tra i paesi a più rapida crescita del continente.

L’Africa subsahariana nel suo complesso è la regione con la più alta crescita demografica al mondo: si stima che entro il 2050 un giovane su tre nel mondo sarà africano, il che rende questo continente decisivo per qualsiasi discorso sul futuro globale.

Ma anche e soprattutto paesi come Argentina, Cile e Brasile e in qualche modo anche il Messico.

Nel mondo comunque permangono paesi che spregiativamente vengono considerati terzo mondo, e che fanno ancora fatica ad emergere.